E' qui che è nata l'idea..........

E' qui che è nata l'idea..........
il mio amico dudduzz'

IL VIAGGIATORE

La mia foto
Locorotondo, BARI, Italy
Ho scritto parole che non ho mai avuto il coraggio di dire, ed i pensieri che le hanno generate si vergognano, ho scelto soluzioni che mi hanno violentato, i cui motivi ora mi deridono, ho preferito non dire, perché così facendo ho saturato il mio dolore. La nebbia di Hesse è lo scopo ultimo e la solitudine, la compagna ideale. In un monotono basso e costante rivivo i mie ricordi. Tutti mostrano il lato oscuro, ambivalenza insolita forse, ma criticamente vera. E allora perché……… Sono io a svelare l’anima nera dei santi, e la redenzione degli impuri? Perché trovare sempre l’inghippo, perché la giustificazione è permessa? Perché per voi, volgari ciarlatani, io lo ammetto. Perché per me invece, mi inchiodo in croce……………..

lunedì 22 dicembre 2008

La memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e grazie a tale arteficio riusciamo a tollerare il passato.

Gabriel Garcìa Màrquez - tratto da l'amore ai tempi del colera.

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Veterano di mille battaglie, ideologiche e musicali, Vini Reilly resta una delle ultime leggende viventi della scena post punk di Manchester musicalmente attiva e ispirata e capace di evocare sensazioni forti. Vini suona la chitarra da quarant'anni ed esperimenta mischiando il Jazz con il rock e l’ambient, la pubblicazione del primo album “The Return Of The Durutti Column” su Factory, risale al 1980 ed è rimasto l'unico depositario del marchio. Quello dei Durutti Column (il cui nome è un omaggio all'anarchico spagnolo Buenaventura Durruti) è un marchio glorioso, che miscelando via via virtuosismi chitarristici ed elettronica, melodie pastorali e composizione pop ha tenuto alta la bandiera dai primi anni 80 ad oggi, passando per la collaborazione con il concittadino Morrissey di "Viva Hate". (A cura di Audioglobe)

Anche questo Artista è nell'album dei miei ricordi, tra le prime tre pagine. Intimista, doloroso, sentitamente sofferto, ma realmente vivo. Non è per tutti i giorni....

Genere: MANEGGIARE CON CURA (elaborazione musicale del disagio, antidoto contro la allegria stupida).

facciamo il punto dopo qualche settimana.

Con insolito stupore qualcuno ha avuto il coraggio di visitare il mio blog e questo mi fa piacere e non poco. Mi perdonino quanti hanno ritenuto "eccessive" le mie Odi, ma non era mia intenzione offendere l'animo di nessuno (anche se chi si scandalizza ho è persona molto sola o lo diventera presto...e non lo sà).
Una figa è sempre una figa e, a pensarci in modo razionale (senza il "contorno" e astraendo tutto il "vissuto"), potremmo considerarla come un semplice contenitore mucoso finalizzato ad accogliere e convogliare. Figuratevi il resto.......
Leggetela con attenzione però, tra le righe, c'è molto, probabilmete anche del Vostro vissuto (magari è quel paragrafo dove vi siete maggiormente indignate/i).
Scherzi a parte, è stato semplicemente un mero esercizio in risposta ad una pregevole e colta poesia sul fico, inteso come frutto, scritta da un Grande del giornalismo italiano su un periodico Locale.
Ma torniamo a noi.
Potrei sembrare il tipo allegro e goliardico, sempre pronto alla battuta ed allo scherzo (o potrei dire, ripensando alla triade "hard", ai confini dell'essere "maniaco"), ma in realtà così non è, non è questa la mia indole, anzi.
Cordiale e cortese certamente, ma allegro e spensierato no.
So apprezzare della vita le briciole, i brevi momenti, le pause cordiali, gli attimi sinceri e questo è merito solo della personale incapacità a far del male.
E' un difetto che mi ha portato a pagare sempre e di persona non solo le mie colpe ma, a volte, anche gli altrui errori e chi soffre (da professionista) sà anche sorridere per poco e sà apprezzare al meglio anche le piccole cose.
Ho saputo trovare il bene in tante persone che, spesso ed a torto, altri hanno classificato come "indegne". Ma non è molto difficile. E' sufficiente, prima di sputare sentenze, chiedersi "e chi sono io per permettermi......". Farlo in modo sincero, almeno con se stessi, dovrebbe essere di una semplicità disarmante. Così non è all'atto pratico, così non è.........
Sulla descrizione del mio profilo avrei voluto scrivere"FESSO"
Anche se il fesso ignora di esserlo.
Io invece, ne sono coscente, come coscente è anche la consapevolezza che molte delle mie conoscenze sfruttano questa situazione a proprio vantaggio pensando di essere furbi, avendo la certezza che sono loro a "farmi fesso".
Lasciamolo credere, tanto comunque l'avrei fatto lo stesso, l'arte del perdono non è comune.
A Babbo Natale chiedo infatti di dispensare il "Manuale del perdono" allegando anche un libro, dal titolo "Chiedere scusa non è peccato".

Auguri a tutti.

sabato 20 dicembre 2008

MUSICALmente. Siedi, ascolta e non fiatare..cosa puoi dire,in fondo.

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Ryuichi Sakamoto è uno dei grandi pionieri delle contaminazioni tra musica tradizionale d'Oriente e avanguardie elettroniche occidentali. Pochi come lui sono riusciti a spaziare tra generi diversi senza perdere la propria bussola artistica: dal pop alla dance, dall'ambient alla bossa nova, dall'etnica alla classica. "In testa, ho una specie di mappa culturale, che mi permette di trovare analogie tra mondi diversi - racconta -. Per me, ad esempio, la musica pop giapponese suona come quella araba. E Bali è vicina a New York".........(http://www.ondarock.it)


Era strano e fresco ascoltarlo qualche anno fa (1985). Il nuovo mi inquieta, ma non è vietato riascoltare il vecchio, anzi. Solo così scoprirete quanto è vecchia la musica di oggi.
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Genere: PORCELLANA FINE (non guastatela confondendola con il tecno-pop made in Japan).

Altra poèsia (semiseria...).

Per amore (2008).

È bianca la notte, stanotte,
urla nel cervello e risonanza nel ventre,
agito le braccia come un uccello colpito all’ala,
un morso di tarantola in un ballo asincrono,
sudore e sangue,
dolore e disperazione,
perché a me.
Io tra tanti, solo perché sensibile nella presunzione del ruolo.
Cosa ne ho fatto dell’esperienza,
ancor più stupido nel ricaderci.
L’avevo giurato, mai più sarebbe accaduto eppure…
Ancora una volta i sensi hanno il sopravvento,
in un gusto sadico.
E la mente non dà tregua,
interroga ciclicamente il motivo.
È bianca la notte, stanotte,
corse smorzate come le tigri in gabbia,
poggiato alle sbarre delle pareti delle mie stanze.
Danza dolorosa su musica ferale,
vorrei liberarmi ed a tratti ce la faccio,
ma subito il dolore rimonta l’onda nera,
e subito il tormento del proibito tira pugni allo stomaco.
Cosa ne ho fatto dell’esperienza,
ancor più stupido nel ricaderci.
Perché giurare al mondo di non rivederti,
bruciato e marchiato a sangue da te,
tu che mi hai prosciugato l’anima ed il corpo,
tu che mi hai irretito con il tuo profumo,
ammaliato dai tuoi umori,
fatto godere delle tue rosee carni.
Conquista facile, nera come sei,
scontrosa nell’aprirti,
ma ad evento compiuto,
morbida e disponibile.
E adesso cosa rimane….
È stata bianca la notte e l’alba attenua le pene.
Grondante di sudore ed oramai svuotato,
provo ad immaginare il nuovo giorno.
Un colpo di carta e il rumore dell’ennesimo sciacquone ne segna il passo.
"Non era amore ma solo dissenteria…. maledetta cozza".
DOTCaFè

venerdì 19 dicembre 2008

MUSICALmente. Dopo le parole, gli occhi... e dopo solo musica

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Partiti nel 1982 da suoni tenebrosi e claustrofobici, debitori per molti versi di Siouxsie, i Cocteau Twins (Elizabeth Fraser: voce / Robin Guthrie: chitarra e tastiere) erano già la più rappresentativa band della pregiata scuderia della 4AD di Ivo Watts-Russell, ma nulla dei loro pur ottimi dischi precedenti faceva presagire sviluppi tanto folgoranti.........

.....Benché ci abbiano provato intere generazioni di musicisti, negli anni successivi, nessuno è mai riuscito nemmeno lontanamente a eguagliare la magia, lo stupore, l'incanto ancestrale e irreale suscitato dal loro sound............ (estratto da ONDAROCK-http://www.ondarock.it/)

Non vi rubo altro tempo, commentare la musica senza ascoltarla è veramente inutile. A voi il gusto della scoperta e per chi Li conosce un invito al riascolto.

Genere: MATRIX CAMALEONTICO (raffinato,essenziale, potenziante dello stato emotivo in corso di ascolto. Attenzione quindi quando state giù di corda.....cioè quasi sempre. Toccherete il cielo con un dito nei momenti "UP".).

martedì 16 dicembre 2008


Il mare.......cos'è se non la frase più breve per descrivere qualcosa di immenso. Contenitore ed allo stesso tempo contenuto, protagonista e comparsa, giudice e testimone. A volte carnefice, ma per altrui volontà.
Semplice acqua salata sul volto abbronzato o ghiaccio tagliente per occhi impietriti dal terrore di una tempesta.
Provate a descriverlo, il mare, e scoprirete che è tutt'altro che semplice.
Gli date rispetto senza che ne chieda, ne avete paura senza che faccia nulla per incuterla, vi nuotate dentro ma non chiede il conto.
Vi incornicia in modo regolare e preciso momenti indimenticabili della vostra vita. Eravamo lì, sul mare..........
Cambiano i luoghi, le persone e passano gli anni. Osservate quelle fotografie ormai sbiadite e ricorderete auto, case e amici, il vostro volto giovanile. Vi tornerà in mente il momento. Sono ricordi, ricordi passati che come tali sentono il peso del tempo. Tutto fa i conti col tempo, tutto tranne....il mare.
Il mare cancella il tempo? forse...ma non solo.
Il mare cancella le differenze, tutte. Non conosce gusto estetico, anche noi brutti possiamo innamorarci tra le onde. E' indifferente alla moneta, l'acqua bevuta dal ricco ha lo stesso sapore per il povero.
Ignora anche la stupidità e la cattiveria, e meno male. Se così non fosse pochi dovrebbero avvicinarsi a lui. Io stesso me ne quarderei bene dal bagnarmi.......(anche qualcuno di voi che leggete il blog...).
Non si cura neanche di chi lo prende in giro, di chi lo sfrutta e poi e lo rinnega. Diario di tutti, per tutti, a noi scegliere la pagina e la via è sempre difficile a cercarla, ma lui ci aspetta, comunque aspetta........


«Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.»

(A. Baricco).

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David Sylvian (Batt all'anagrafe), nasce il 23 febbraio del 1958 in un sobborgo di Londra. Un'infanzia non felice e un percorso artistico lineare e coerente quanto incompreso e sottovalutato, forgiano l'immagine e il temperamento dell'artista. La sua flemmaticità è proverbiale ed è segno di una tranquillità ascetica che distilla la purezza delle emozioni che trasmette.
L'esordio artistico con i JAPAN (Mick Karn, Steve Jansen, Richard Barbieri - '72/'82 -) produce la sensazione del viaggio, della scoperta, dell'incontro tra occidente ed oriente; non per "colonizzazioni culturali", ma per puro estetismo e rarefazione di emozioni.....

......Il poeta del silenzio, come un'anima errante, è riuscito a descrivere dissonanze e contrattempi alla "regola". Ha dissociato per unire. La sensazione spirituale che si respira nella sua opera, anima il pensiero, stimola la mente, riempie il cuore, facendosi testimone del nostro angolo di veduta che è soprattutto l'angolo d'ascolto dell'anima abilmente incantata da uno "stregone". (http://www.music-on-tnt.com/).

Erano tempi di qualche sbornia e l'andatura segnava il passo alla sua musica con precisione rara. Si ascoltava in auto con il sospetto di chi era fuori, anche se quelli "fuori" eravamo considerati noi.

Genere: PSYCOFANTASY DARK (il timing giusto per una notte d'amore, lento e appassionato).

martedì 9 dicembre 2008

Comincia il cammino........



LE DUE PANTOFOLE (1984)

Cerchi di caffè tra foglio e piano,
piramidi di alabastro e acciaio a testimoniare l’ennesimo pasto solitario,
una luce,
venti candele legate alla crosta del soffitto,
protagonista nella genesi delle ombre,
flebile flusso a cavallo tra il reale ed il sogno,
forse un incubo,
certo sempre meno pauroso perché oramai corollario del quotidiano,
quasi un compagno,
scomodo e irrispettoso,
più subito che cercato.
Due pantofole che si inseguono,
lentamente,
tracciando segni sul freddo marmo,
e i solchi si approfondano ad ogni passaggio,
sempre di più,
sottile agonia della solitudine.
Il rantolo del campanello,ormai raro,
risorge ancora
e le due pantofole deviano il corso.
Su di esse una mano dischiude l’uscio e l’ennesimo amore di seconda mano,
trovato nel solito anonimo bar fa ingresso nella penombra.
Il tempo rallenta il suo corso e il giaciglio dischiuso testimonia quanto è avvenuto.
L’odore caldo dei corpi,
le spalle della donna, seminude,
le sue mani partecipi dell’inutile tentativo di ritrovare l’immagine,
riflessa nello specchio,
della timida ragazza di provincia,
ricordo di epoche passate.
L’uomo…
Una vita racchiusa in una canottiera stretta dal suo ventre,
la foto di una giovane donna,
rovinata dal tempo e dall’umido,
la cartolina di un amico antico e perduto,
incatenata tra vetro e cornice.
Un sorriso sul suo viso,
gratitudine verso l’occasionale compagna,
viso grande e buono,
specchio menzoniero di ciò che lo circonda,
stonatura speranzosa della tragica sinfonia
e l’arrivederci è il prologo alla sua ripresa.
……….e le due pantofole si inseguono ancora.

DOT.CaFè




domenica 7 dicembre 2008


Il mare non è sempre agitato ed il cielo non sempre è cupo. Divertirsi vale...Questa è una triade di scritti che definirei "goliardici", apparentemente frivoli, certamente "sentiti". Prendeteli per quel che sono...........

SPIGOLATURE MALDESTRE DI INSANA (più godereccia......) SINCERITA'


Elogio alla fica (2003)

Sostantivo femminile del frutto verde e zuccherato,
al tuo cospetto anche Adamo si è fermato.
Il filosofo metropolitano ti ha denigrata e maledetta,
ma alla tua presenza, anche l’arma del di lui si è eretta.
Poeti italici e indomiti navigatori,
si sono ammutoliti e arresi provando i tuoi umori,
e con diverso nome,
passera, piccione, vuallera o fiorellino,
ti si rincorreva da Mazzara del Vallo alle sponde del Ticino.
Contese politiche e d'’interessi,
insanabili e senza speranza,
le hai risolte tu,
semplicemente in una notte e nel silenzio di una stanza.
Più di un clericale,
voto di castità il suo vanto,
di te pensava fosse giusto aver rimorso più che rimpianto.
Sogno giovanile ed iniziale fissazione,
sei stata causa di dolce e riflessiva manomissione,
e tale è il desiderio e la voglia di bramare
che in attesa del gran volo,
taluni son disposti anche a pagare.
Descritta in vari modi in tutti i Continenti,
se non ci fossi tu stringeremmo i denti
ed il limone,
degno complemento per i frutti di mare,
sarebbe utilizzato non solo da chi la verga predilige bramare.
Nei proverbi del popolino,
sagra del vero e genuino, vuoi o non vuoi
hai smosso più tu che un branco di buoi
e se qualcuno ha qualche rotella che non va’,
vige sempre la regola che
“o non la prova o non c'è l'ha”.
Hai sempre o quasi sempre spalancato le tue porte,
ma la sincerità non è stata mai il tuo forte,
unica e dichiarata esclusiva o apertamente ritrovo per gli amici,
hai sempre dato più di quel che tu dici.
C'è chi di te ha fatto un mito,
altri ancora al tuo pensiero non alzano dito,
ma ancora oggi in questo tempo,
chi non ti trova non può dirsi contento.
Non sei eterna ma eterno è il tuo ricordo,
senza innalzare altari o monumenti,
sei tu la vera "Leggenda degli esseri viventi".
DOT.CaFé






CINQUE.(2003)

Cinque centimetri di raso nero,
certo il più comune, ma per questo fatale e sincero.
Cinque centimetri di raso rosso,
fu subito amore e non mollai l’'osso.
Cinque centimetri di raso dorato,
mi contagiò la ricerca ma con fatica fu trovato.
Cinque centimetri senza raso,
il mio fior ,a stupor sopito, subito piantai nel vaso
Cinque centimetri o forse più sembran poca cosa in misura,
ma in realtà sono tanto,
"la differenza tra l'oblio e l'incanto".
DOT.CaFé




Pom di pino (2004).

Il pom di pino è un volteggio nel vuoto,
È un tuffo nell’acqua ghiacciata,
È una bottiglia di champagne appena stappata.
Nella mente fantasiosa è l’ideale aspirazione,
perché di aspirazione si tratta,
similitudine all’idraulica tutt’altro che matta.
Il pom di pino spesso rimane un pensiero ideale
perché l’aspirazione di rado si fa reale.
Il perbenismo cancella gli istinti primordiali,
del resto in culla le poppate erano vitali
ed ora grandi e vaccinate,
rinnegano le pratiche passate.
Non solo quelle ataviche ed infantili,
ma anche le prime applicazioni giovanili,
nel tentativo ancora incerto e malcelato
di donare si amore, ma solo surrogato.
E dopo aver scoperto il piacere della volpe nella tana,
l’egoismo incalza e lo considera retaggio di puttana,
infatti spingendole al proselico ripasso,
le proprie donne fanno stizzosamente spesso passo,
anche se,
in vena di tradimenti,
spesso la becchi in flagrante con qualcosa di estraneo in mezzo ai denti.
Il pom di pino è rimedio naturale alla depressione,
è come un salasso per azione,
controindicazioni non vi sono,
a parte un po’ arrossamento e un reversibile e piacevole ipertono.
Il sovradosaggio non è controindicato
anzi se hai fortuna è raccomandato
e le socievoli donzelle che sono alla pratica avvezze,
rimangono nei personali ricordi come abili infermiere prodighe di sorrisi e tenerezze.
Il pom di pino è la sintesi del controsenso,
sei come un condannato a morte per impiccagione,
ma piu lo stringe in gola e più vivere e riprovare è per te una la ragione.
Il pom di pino è proclama paradosso per il futuro,
“meglio che moscio si spera sia duro” .
DOT.CaFè


Ognuno di noi, nel silenzio del suo cervello, ha delle "pulsioni imbavagliate", un piccolo neurone che ogni tanto si nasconde e vede giornali porno. Poi si accorge che il proibito non ha ragioni di esserlo ed i divieti morali sono prerogativa degli immortali. Chi muore deve vivere e chi vive deve peccare. Un noto adagio del posto dice: "Facit' ca s' muore", che tradotto in termini italici recita così "accoppiatevi carnalmente perche si può morire"











vuoti e vinti. Un passo dopo l'altro...inutile voltarsi


giovani lampi,qualche ricordo. Erba secca buona per le capre e solo fiori spinosi.....


solo la visione di un altro riduce l'angoscia, ma ormai sono cieco.....


questo è solo un assaggio...il peggio viene dopo

L'arte di uccidere le mosche (2006)
.
C’è chi si affanna, brandendo l’arma,
nel tentativo di picchiare sull’insetto,
altri l’attendono e appena posata emettono il verdetto,
ma è la terza soluzione a sublimare la perfezione.
E’ l’uomo che non fa nulla, che aspetta, aspetta qualcuno.
Sa che presto altri,
chi si affanna o chi si apposta,
renderanno ragione del suo fastidio.
L’arte di vivere è nascondere le personali aspirazioni,
sfruttando le voglie altrui,
spingendo gli altri a lavorare per ottenere lo scopo,
il proprio.
Non pensarci troppo però,
tu sei la mosca.
DOT.CaFè