E' qui che è nata l'idea..........

E' qui che è nata l'idea..........
il mio amico dudduzz'

IL VIAGGIATORE

La mia foto
Locorotondo, BARI, Italy
Ho scritto parole che non ho mai avuto il coraggio di dire, ed i pensieri che le hanno generate si vergognano, ho scelto soluzioni che mi hanno violentato, i cui motivi ora mi deridono, ho preferito non dire, perché così facendo ho saturato il mio dolore. La nebbia di Hesse è lo scopo ultimo e la solitudine, la compagna ideale. In un monotono basso e costante rivivo i mie ricordi. Tutti mostrano il lato oscuro, ambivalenza insolita forse, ma criticamente vera. E allora perché……… Sono io a svelare l’anima nera dei santi, e la redenzione degli impuri? Perché trovare sempre l’inghippo, perché la giustificazione è permessa? Perché per voi, volgari ciarlatani, io lo ammetto. Perché per me invece, mi inchiodo in croce……………..

domenica 19 aprile 2009

Confusionario Musicale del millennio scorso. parte III




SIDE B....e cominciava ad insinuarsi un nuovo filone musicale. New Age.......ma questa è un'altra storia.

venerdì 17 aprile 2009

Confusionario Musicale del millennio scorso. parte II


















...e visto che l'appetito vien mangiando, quando ancora qualche barlume di memoria è ancora presente, riporto la sequenza di canzoni presenti su una vecchia cassetta, che per caso ho trovato in una scatola di biscotti. Altro che contenitore dell'Ikea....ha resistito per vent'anni, intatta.

Rain Parade, Green on Red, Dream Syndicate

http://it.wikipedia.org/wiki/Green_on_Red
http://it.wikipedia.org/wiki/Rain_Parade

http://it.wikipedia.org/wiki/Dream_Syndicate

Confusionario Musicale del millennio scorso

Stanco di darvi notizie "trite e ritrite" sulla band o sull'artista, da oggi, vi segnalerò magari solo i siti su cui averne informazione. Cosa dirvi dei Cult? 1986 di una estate calda, in piena lotta contro l'immane Università in quel di Bari. Al solito rinvio di esame per cause non precisate, mando tutto a quel paese e mi ritiro al paese, il Mio. Nella mia 127 color giallo spento, arrivo con i calzini pieni di sudore "a dalt'", il corso principale. Talmente felice nell'animo da ascoltare "the Wall", un amico mi propone l'alternativa.......dal rispettoso disprezzo verso le istituzioni passai alla violenza.

Presi in retromarcia il palo di un segnale, lì da secoli, ingranai la prima e con il paraurti "bifido" ripresi il cammino verso la campagna. Casualità o l'incidende fu' voluto? Non lo so, di certo si rilevò intimamente appagante.........

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Cult

sabato 14 marzo 2009

Dentro.


Ci siamo dentro.......
un mondo di miliardi di segnali,
un mondo in cui il silenzio è ormai un ricordo, un mondo in cui l’andare lenti è ormai illusione.
Questo mondo è così, prendere o lasciare....
e lasciare non può essere la soluzione.
Mondo strano e tragico, mondo solitario in mezzo a tanti, volti che passano e fuggono, come su di un treno in cui ti sporgi, veloce e per questo sconosciuto.

Non c’è tempo per sapere, solo attimi di conoscenza, solo spigolature, colori e forme, sfocate nella velocità dell’attimo, fuggenti nella foga di altro.
Noi semplici spettatori seduti ad una fermata, con il vento dei mezzi che sfrecciano, a tentar invano di mettere ordinati interminabile file di libri, due su e dieci che inevitabilmente cadono.

Così è.

I minuti ti rincorrono come cani affamati di carne, della tua.
Questo mondo, il nostro mondo, un eterno elastico in costante vibrazione, un attimo rallenta e subito dopo uno strappo incredibile, che ti spezza le reni e non ti da tempo di rifiatare.
Che mondo questo mondo,
moderno e comodo certamente, ma tanto crudele quanto ingrato, più per trascuratezza che per indole, più per cecità che per reale voglia persecutoria.
Scrupoli e perdono sono germi da debellare, complicazioni ulteriori di questa macchina già tanto complicata.
Formiche in moto perpetuo, in un ordine che non riconosce la regina, entità unica e finalizzante. Tante regine e tanti re, senza senso e senza scopo se non quello di sopravvivere.
A cosa e a chi non è dato di sapere, ma così fan tutti….

Identità per cosa o per quale intento, comunanza neanche negli affetti se non verso i figli, piccole macchine da guerra inevitabilmente programmate per proseguire la missione.
La missione, sopravvivere o soccombere, genetica e geografica nella scelta.

A lottare per un cellulare o uccidere per un sorso d’acqua sporca e infetta, c’è comunque ferocia nei mezzi.
Più futile è lo scopo più raffinata è la tecnica, si uccide per un paio di scarpe griffate e si uccide per un paio di scarpe.
Cambiano le latitudini, gli sfondi, i paesaggi, il colore della pelle, cambiano le strade, ma…….comunque si uccide.
Invocare la logica, analizzare gli eventi, arrampicarsi su teologia e sociologia, tradurne i contesti per future e futili soluzioni, è compito dei soliti esperti, profeti di superiori conoscenze, tenutari delle verità assolute, prototipi viventi dei condottieri di storica memoria.

Cambiano le paure, non più morte ma povertà, paura di perdere il superfluo, della foto patinata sul giornale, anche locale, di quelli buoni solo da lettiera per uccelli in gabbia, duri anche per pulirsi il culo, dello scanno su cui sedersi al tavolo dei condottieri, pavoni azzoppati senza scopo e senza patria, accomunati dalla paura dell’anonimia, talmente stupidi da pensare di dominare tutti solo per il ruolo, predatori di carta straccia, buoni per “andar a cartoni”.

Vorrei incontrare un uomo,
vorrei incontrare un muto, vorrei si sedesse avanti ai carri armati,
vorrei potesse darti una mano e farti uscire da quella tana, vorrei mi sorridesse,
vorrei che mi stupisse per una carezza gratuita,
vorrei che il mio volto non sia quello di un bambino, ma quello di un vecchio,
vorrei che mi indicasse un luogo dove nascondermi,
dove potermi spogliare nudo e sentire il caldo ed il freddo della natura,
vorrei che mi indicasse il senso,
vorrei trovarti Dio e se anche tu non fossi Lui,
vorrei che ne fossi convinto.
Ti vorrei ancora, come luce di faro, come indicazione certa,
come braccia che mi sorreggono, come lo facesti quando ero incerto nel camminare,
altrettanto incerto ora nel procedere,
tu che mi hai fatto conoscere la sofferenza sulla tua pelle,
tu che mi hai messo al mondo,
Padre mio Padre, con me……” o capitano, mio Capitano….”.

O Capitano! Mio Capitano!
Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida,
ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,là sul ponte dove giace il Capitano,caduto, gelido, morto.
O Capitano! Mio Capitano!
Risorgi, odi le campane;risorgo - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
E' solo un sogno che sul ponte sei caduto, gelido, morto.
Non risponde il mio Capitano,
le sue labbra sono pallide e immobili,non sente il padre il mio braccio,
non ha più energia né volontà,
la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso,
finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo,
la meta è raggiunta;
esultate coste,
suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto. WALT WHITMAN (1865)

sabato 21 febbraio 2009


C'ERA UNA VOLTA.....(2004).

C'era un numero, c'era un'anima, c'era uno sfogo.
C'era un pesce rosso in una sfera di cristallo.
C'era qualcuno che ne porgeva il cibo.
Quante volte la voglia di azzerare il tempo
e quante volte il tempo passato a fermare la mano.
Quante volte la paura di perdere il vecchio, il presente e il futuro.
C'era un pesce rosso in una sfera di cristallo,
poi altri se ne aggiunsero.
C'era qualcuno che ne attenuava la fame, poi non a tutti bastava.
I vecchi, i deboli e i dimenticati cominciavano a morire.
Paura nel tenerli, tutti, paura nel farli morire,
paura di morire,
paura di soffrire per la morte altrui o semplice fastidio
nel prendere il retino e buttarli nella spazzatura.
C'era una sfera di cristallo colma d'acqua e di speranze forse tradite.
Ora la sfera è lì, capovolta dietro una finestra socchiusa.

I raggi di luce trapassano il vetro e si scompongono in tanti colori.
C'è una sfera di cristallo, c'è una luce, c'è un colore.
La notte non ammette i colori, solo il buio.
C'era un faro sotto il sole,
era acceso ma l'abbaglio non consentiva di apprezzare la sua luce.
La notte fu il testimone della sua presenza e del suo ruolo.
c'era un numero, c'era un'anima, c'era uno sfogo.
Il numero sparì, l'anima cambiò e spense anche il faro.
C'è ora un mondo in bianco e nero, sterile e asettico, una tavolozza bianca su cui dipingere.

Domani speriamo che non piova,
così che un raggio di luce attraverso il vetro,
poggerà sul drappo, nuovo e amico, un altro colore....

DR.CaFè

venerdì 23 gennaio 2009


Atmosfera indie-folk con raffinate echi brasiliane. Canzoni quasi sussurrate nella lingua di Molière da una vocina femminile esile e conturbante. Atmosfere senza tempo, da qualche parte tra il 1963 e il 2008. Chiare influenze dei padri e della madri nobili della canzone francese (Gainsbourg e Hardy in primis).....Coralie Clément è la sorella minore di Benjamin Biolay, nome di punta della nuova canzone francese, autore per sé e per altri (da Henry Salvador a Juliette Greco), polistrumentista tormentato e talentuoso, nonché – per la cronaca – ex genero di Catherine Deneuve (www.soundsblog.it).


C'è poco da dire, anche questa piacerà.....mi viene in mente che raramente ho scritto così poco e raramente, ascoltando queste canzoni, ne sento il bisogno.


Genere: INTIMOGIOVANILE

Quotidianità

Seduto in auto, guidavo senza apparente meta.
Pioveva ed aspettavo l’ennesima richiesta telefonica di apparente aiuto.
Il vizio mi costringeva a tenere il finestrino aperto, dieci centimetri utili per espellere i miasmi malefici delle mie sigarette.
La tramontana dispettosa spingeva gocce di pioggia da quella piccola apertura sul mio giubbotto in un ticchettio silenzioso. Che stupido mi sono detto, perchè fumo, perchè per farlo mi devo anche bagnare. Poi pensandoci bene ho scoperto che di cose del genere ne faccio tante, di cose che mi fanno male e dalle quali subisco altrettanto male.

Per inverso però, anche il bene è ripagato ed è lo scopo, l'unico.

L'ennesima telefonata mandava in panchina l'omino dei pensieri. Solito ammalato, solito dolore, solita necessità di urgente aiuto, solita scusa per rimanere a casa e non voler venire allo studio per essere visitato e inevitalmente, solito certificato medico di malattia.

Pazienza, tanto per caso mi trovo a cinquanta metri da casa sua.

Parcheggio l'auto e suono il campanello. Nessuna risposta.
Comincio ad avere sensi di colpa per aver considerato inutile anche questa, di visita. Vuoi vedere che stà talmente male da non poter neanche rispondere al campanello?. Mi faccio aprire il portone d'ingresso del palazzo da un altro condomino, salgo le scale e suono alla porta, nulla, tutto tace.
Vorrei richiamarlo al telefono ma la memoria del cellulare dice numero privato. Chissà mai perchè oscurare il proprio numero telefonico.....a pensarci bene deciderò a breve di non rispondere più alle chiamate "oscurate". Ancora una volta vedo il rag. Fantozzi che mi sorride. Scendo nuovamente la rampa di scale e mi trattengo ancora un pò davanti al portone. Dopo mezz'ora di incertezza entro in auto. Mi accendo una sigaretta e in quel mentre un colpo improvviso risuona sul finestrino. E' il morto che è risorto, al punto di aver addirittura ripreso l'uso della parola e ciò che è fondamentale anche l'uso delle gambe. "dottò sei arrivato ora?"- no, stò andando via- "scusa dottò, sono andato un attimo dal barbiere"- hai fatto bene, se non ti fossi sbarbato non potevo visitarti. Sei andato a piedi vero?- "si, se veniva la visita fiscale almeno avevo la macchina giù di casa"- bravo, la gamba quindi funziona,vero?-"mmm. un pò di dolore c'è, sai dottò questa notte ho fatto tardi, ho conosciuto una nuova ragazza e mi stà facendo fare le ore piccole.
Domani viene a casa per qualche giorno, sai dottò come vanno queste cose, mica posso laciarla a casa da sola"- mica puoi, è vero- "Mi dai quattro giorni di malattia, per favore?"- e cosa ci scrivo sopra, amantite acuta febbrile?- "vedi tu dottò"- Sindrome Vertiginosa soggettiva in tachicardia parossistica da sforzo-.
"Dottò, ma è infettiva?"- Magari, magari......


Dall'avventura gloriosa dei Jam, in bilico tra punk e revival mod, al soul-pop da caffè parigino degli Style Council, fino a una carriera solista proseguita fino ad oggi e culminata nel successo del suo ultimo disco "As Is Now": la saga di Mr. Paul Weller, songwriter intelligente e interprete autentico del malessere infido della sua generazione (http://www.ondarock.it/).

Correva l'anno 1983 quando il Maestro Angelo mi fece ascoltare un disco, Introducing The Style Council, alternativo per quel periodo in cui punk e altre "diavolerie" regnavano nel panorama della musica che veniva definita "d'importazione". Un singolo, "Long Hot Summer", ci accompagnò per oltre un anno. Era su tutte le cassette che Noi, presuntuosamente definiti i GURU delle nuove sonorità, dispensavamo al volgo........Nasceva il "cool inglese".(Matt Bianco, Sade, Everything But The Girl, Working Week).

Genere: MATERIAFONDAMENTALE (se non lo conosci è inutile andare avanti...).